

98. Tre lettere di condannati a morte per la Resistenza europea.

Da: H. Fertet e C. Hansen, in P. Malvezzi-G. Pirelli, Lettere di
condannati a morte della Resistenza europea, Einaudi, Torino,
1973; E. Giambone, in P. Malvezzi-G. Pirelli, Lettere di
condannati a morte della Resistenza italiana, Einaudi, Torino,
1995.

La Resistenza al nazifascismo vide un'ampia partecipazione
popolare in quasi tutti i territori occupati dalle potenze
dell'Asse. Al di l della sua influenza sull'andamento generale
della guerra, che vari da paese a paese, la lotta partigiana ebbe
ovunque un rilevante valore etico-politico, in quanto fu
espressione di una diffusa volont di riscossa nazionale e in
molti casi prefigur nuovi assetti istituzionali. Questo si trova
espresso, in maniera pi o meno consapevole, nelle lettere di
molti condannati a morte della Resistenza. Nelle tre che qui
riportiamo, lo studente francese, lo studente danese e il
tipografo italiano, oltre a rivolgersi ai propri cari con
straordinarie parole d'amore, esprimono chiaramente l'orgoglio di
aver contribuito alla liberazione della patria.


Cari genitori,.
la mia lettera vi procurer un grande dolore, ma vi ho visti cos
pieni di coraggio che, non ne dubito, continuerete a mantenerlo,
se non altro per l'amore che avete per me.
Voi non potete sapere ci che moralmente ho sofferto nella mia
cella, ci che ho sofferto di non vedervi pi, di non sentire pi
su di me le vostre tenere cure, se non di lontano. Durante questi
87 giorni di cella il vostro amore mi  mancato pi che i vostri
pacchi e spesso vi ho domandato di perdonare il male che vi ho
procurato. Non potete sospettare quanto vi ami oggi, perch prima
vi amavo piuttosto per abitudine, ma ora comprendo tutto quello
che avete fatto per me e credo di essere arrivato all'amore
filiale, al vero amore filiale.
Muoio per la mia Patria. Voglio una Francia libera e dei Francesi
felici. Non una Francia orgogliosa e prima nazione del mondo, ma
una Francia lavoratrice, laboriosa e onesta. Che i Francesi siano
felici, ecco l'essenziale. Nella vita bisogna sapere cogliere la
felicit.
I soldati vengono a prendermi. Devo affrettarmi. La mia
calligrafia  forse tremolante, ma perch ho una piccola matita.
Non ho paura della morte, ho la coscienza talmente tranquilla!.
Pap, te ne supplico, prega. Pensa che se muoio  per il mio bene.
Quale morte potrebbe essere per me pi onorevole di questa? Muoio
volontariamente per la mia Patria. Ci ritroveremo tutti e quattro,
presto, in cielo.
Cosa sono cent'anni?...
Addio, la morte mi chiama. Non voglio n avere benda, n esser
legato. Vi abbraccio tutti. Eppure  duro morire. Mille baci!.
Viva la Francia!.

Un condannato a morte di 16 anni

H. Fertet

[studente francese]


Amici,.
molto probabilmente questo mio saluto sar l'ultimo.
Sono giovane, amo la vita e mi  difficile dire addio. Difficile
dire addio alla ragazza amata, ai propri cari e agli amici. E'
difficile, ma tutt'altro che vano. Perch un popolo possa vivere 
necessario che qualcuno muoia.
Se un giorno apprenderete che sono stato fucilato, mi dovete
promettere che non vi darete n all'amarezza n al dolore. Siamo
ancora tutti soldati al fronte, abbiamo preferito combattere per
ci che riteniamo sia la libert, la verit e la giustizia,
mettendo in palio la vita. Come giovani danesi dobbiamo esser
fieri che ci sia concesso di morire per la patria e per quanto ci
 caro e sacro su questa terra. L'ultimo desiderio che vi esprimo
 perci che, se mi penserete qualche volta, mi dobbiate sempre
pensare nelle ore liete.
Non sento alcun bisogno di chiedervi scusa per avervi immischiati
in questo lavoro per cui vi trovate qui in prigione. Invece sento
il bisogno di ringraziarvi per ci che siete stati per me. [...].
Una mattina si sentiranno degli spari, l'erba stiller brina.
Christian Hansen non  pi. Non saranno eretti mausolei, non sar
posata nessuna pietra o croce. Ma il sole sorge e con i suoi baci
mette in fuga la brina e apre i petali. L'allodola canta
liberamente e ci che egli am e sent vivr nei cuori vivi e
palpitanti degli uomini. [...].
Addio ragazzi e, spero, arrivederci.
Affidandomi a Dio.

Christian

[studente danese ventitreenne]


Cara Gisella,.
quando leggerai queste righe il tuo pap non sar pi. Il tuo pap
che ti ha tanto amata malgrado i suoi bruschi modi e la sua grossa
voce che in verit non ti ha mai spaventata. Il tuo pap  stato
condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Uguaglianza.
Oggi sei troppo piccola per comprendere perfettamente queste cose,
ma quando sarai pi grande sarai orgogliosa di tuo padre e lo
amerai ancora di pi, se lo puoi, perch so gi che lo ami molto.
Non piangere, cara Gisellina, asciuga i tuoi occhi, tesoro mio,
consola tua mamma da vera donnina che sei.
Per me la vita  finita, per te incomincia, la vita vale di essere
vissuta quando si ha un ideale, quando si vive onestamente, quando
si ha l'ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta
l'umanit. [...].
Studia non solo per il tuo avvenire, ma per essere anche pi utile
nella societ; se un giorno i mezzi non permetteranno di
continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro, ricordati che si
pu studiare ancora ed arrivare ai sommi gradi della cultura pur
lavorando.
Mentre ti scrivo ti vedo solo nell'aspetto migliore, non vedo i
tuoi difetti, ma solo le qualit perch ti amo tanto: ma non
ingannarti perch anche tu hai i tuoi difetti come tutte le
bambine (ed anche i grandi),  ma saprai fare in modo di divenire
sempre migliore, ed  questo il modo migliore di onorare la
memoria del tuo pap.
Tu sei giovane, devi vivere e crescere e se  bene che pensi
sovente al tuo pap, devi pensarci senza lasciarti sopraffare dal
dolore, sei piccola, devi svagarti e divertirti come lo vuole la
tua et e non solo piangere.
Devi far coraggio alla mamma, curarla e scuoterla se 
demoralizzata. Sii brava, sempre; ama sempre la mamma che lo
merita tanto.
Il tuo pap che ti ha amata immmensamente ti abbraccia ed il suo
pensiero sar fino alla fine per te e mamma.

Il tuo pap.

Eusebio Giambone

[tipografo di 41 anni]
